Alessandro, quando inizia la storia della Aret?
L’attività della Aret inizia nel 1976, con un portafoglio d’ordini che era già dedicato all’integrazione dei sistemi, e specificatamente agli OB Van. Una storia quindi di più di 40 anni.

Diamo un po’ di numeri: 40 anni, 500 OB Van; in quanti Paesi e quanti clienti, circa?
Aret comincia come integratore di sistemi, operando sostanzialmente in Italia e lavorando per Rai, per l’allora SIP e poi anche per il gruppo Mediaset; in seguito intraprende un’espansione internazionale e un’attività di distribuzione degli apparati. Oggi Aret è presente in più di 40 Paesi nel mondo. La quantità dei clienti è difficile da dirsi. Però annoveriamo clienti che sono sostanzialmente televisioni private e di Stato, in molte aree del mondo, tra cui il Sud-est asiatico, con presenze in Malesia, Tailandia, Brunei (tanto per
citarne qualcuno in Estremo Oriente), e in tutti i paesi del Medio Oriente, per clienti molto importanti come Qatar Television, piuttosto che Al Jazeera e altri broadcaster di rilievo, sia in Qatar che, con una penetrazione sempre più apprezzabile, nell’Africa e poi, in
Sud America.

Un system integrator italiano, capace di competere con i grandi system integrator europei?
Sì, e abbiamo dimenticato, tra l’altro, la penetrazione in Europa, sempre più consistente; e per clienti che sono molto esigenti e che hanno magari più abitudine a lavorare con i tedeschi che non con gli italiani. Ma, come spesso succede in altri settori, l’ingegneria italiana sa essere rigorosa come quella nordica, e magari anche un po’ più creativa.

Parliamo di alcuni dei più importanti gruppi europei, che operano nella produzione televisiva…

Parliamo anche dei più importanti OB Van service. Stiamo realizzando due OB Van veramente innovativi (tra l’altro con tecnologie meccaniche di sistema, che sono, direi, rivoluzionarie) per uno dei gruppi di OB Van service che ritengo essere di punta in Europa.

Com’è strutturato oggi il vostro gruppo?
Siamo più aziende. Le principali sono Aret Video Engineering (che è il system integrator, si occupa di tutte le fasi, dalla consulenza alla progettazione e opera anche da mother company), e che si occupa dalla progettazione, dalla consulting all’acquisizione della commessa, dalla progettazione esecutiva all’integrazione di sistema, al commissioning e al training. Mentre la Coachworx, si occupa della progettazione e realizzazione delle carrozzerie, anche di mezzi speciali.

Ma siete anche l’unico system integrator a implementare al proprio interno una società che progetta e realizza la carrozzeria?
Come system integrator abbiamo alcune caratteristiche che direi uniche al mondo. Possediamo il 100% della Aret Coachworx, società di ingegneria meccanica dedicata alla progettazione e alla realizzazione di carrozzerie per OB broadcast, ma anche di veicoli speciali come, ad esempio, veicoli militari. L’altra caratteristica è che siamo un’azienda che ha una serie di marchi in distribuzione dei quali ha un buon livello di know-how e, contemporaneamente, conosce molto bene anche i prodotti di molti altri brand. Investiamo moltissimo in formazione e, quando facciamo commissioning e training di un sistema, siamo assolutamente indipendenti con le nostre risorse. Questi due fattori creano un vantaggio immenso per il cliente. Voglio ricordare che l’attività di un OB Van è caratterizzata da una criticità di missione assolutamente importante perché qualsiasi problema può rischiare di mandare all’aria una produzione live.

Quali sono i vantaggi che offre Aret, in questo ambito?
Il fatto che la progettazione meccanica sia fatta da chi conosce bene le esigenze di affidabilità che il cliente deve avere. Quindi le meccaniche sono progettate in maniera che, anche in caso di guasto, ci sia una way-out che possa risolvere il problema, almeno temporaneamente, per poter in ogni caso effettuare la produzione.

Quindi c’è, in ogni caso, un piano B?
Certo. L’idraulica è automatica ma, parallelamente, è anche manuale e, se non dovesse funzionare nessuno dei due sistemi, perché c’è magari una valvola inceppata, ci sono una serie di accorgimenti che vengono previsti in fase di progettazione per avere anche
un piano C. Inoltre prevediamo un particolare supporto di assistenza. Se il cliente chiama in un qualsiasi giorno dell’anno, uno dei nostri ingegneri, in possesso di tutte le informazioni relative al mezzo, sarà in grado di portare il cliente a effettuare la produzione. In definitiva, la meccanica ha la stessa attenzione che si usa normalmente per il sistema di produzione audio e video.

Una delle vostre ultime realizzazioni è il sistema Waves della Cinevideo. Quali sono state le richieste che vi sono arrivate inizialmente dal cliente?
Il cliente aveva le idee molto chiare, basate su un layout che è unico nel suo genere.
Waves è un truck su chassis rigido che ha lo stesso spazio di un trailer grazie alla nostra tecnologia costruttiva che permette di realizzare espansioni più grandi occupando meno spazio per le strutture. Chi lo ha visitato mi ha riportato la sensazione di un ambiente perfetto senza sbavature. E questo è ottenuto attraverso l’approccio che noi abbiamo in Aret Coachworx. Utilizziamo un sistema di progettazione 3d ed effettuiamo un’analisi degli elementi finiti di tutte le strutture. In questo modo definiamo esattamente le parti che servono, senza eccedere e senza irrigidirle eccessivamente, cosa che potrebbe creare problemi all’espansione. Quando la progettazione è così raffinata, allora non c’è nulla di improvvisato; e quando non c’è nulla di improvvisato e, salendo sul mezzo te ne accorgi.

Entriamo nel dettaglio per un maggior approfondimento. Partendo dalla carrozzeria, cos’altro c’è da aggiungere?
Il modo con cui noi costruiamo è un metodo che abbiamo sviluppato non dico in 40 anni di storia dell’Aret, ma sicuramente negli ultimi 25 anni. Siamo ormai a una release molto avanzata di ottimizzazione del nostro sistema progettuale. Per ogni mezzo che torna in azienda per fare un check, dopo magari anni di lavoro, andiamo a verificare quali sono i particolari che dobbiamo migliorare. Questo perché non si possono giudicare i mezzi mobili quando sono nuovi. Ma bisogna guardarli dopo un po’ di anni di lavoro. Noi siamo in grado di realizzare un sistema full-custom, ma con una tecnologia che è standardizzata e modulare. Questo garantisce la qualità del prodotto finito. Inoltre siamo in grado di assistere i nostri mezzi in ogni loro parte. Infatti assistiamo le nostre carrozzerie con la stessa cura con cui assistiamo i sistemi broadcast. Quindi, se si rompe qualcosa, sappiamo esattamente qual è il part-number specifico del pezzo. Non solo; molto probabilmente, lo abbiamo in casa o ne abbiamo definito uno equivalente, nel caso in cui non sia più in produzione.

Passiamo alla tecnologia, entrando anche qui nel dettaglio. Cosa va evidenziato?
La tecnologia è il fiore all’occhiello di questo sistema. Credo che in UHD sia in assoluto l’OB Van più potente in 12G che ci sia in Italia. Se pensassimo di realizzare la stessa struttura in 3G quad link, avremmo delle dimensioni degli apparati ben più voluminose e tutta una serie di complicazioni operative, oltre a un costo notevolmente lievitato.

Puoi entrare più nel dettaglio di quello che è l’interfacciamento e quindi il potenziale che viene fuori tra mixer video e matrice, e soffermarti sulle caratteristiche che rendono innovativo questo sistema?
La tecnologia è basata su Ross. La matrice Ultrix che, oltre a essere potentissima e a essere 12G, è ancora più efficiente perché offre fino a 27 multiviewer software attivabili a scelta, con accesso a 100 PIP, tra i segnali presenti all’interno della matrice. Offre inoltre fino a 16 porte MADI ed è dotata di tutti i de-embedder all’ingresso, degli embedder all’uscita e di un routing non bloccante tra i canali deembeddati (16 per ogni canale video), le porte MADI e i canali di embedding in uscita. È dotata di frame synchronizer in 3G o in 12G in ingresso, attivabili singolarmente e da tutte le uscite di clean switch. Questo rende la matrice ancora più grande, non avendo quasi nulla di esterno, come le uscite e gli ingressi dedicati a embedder e de-embedder, multiviewer e quant’altro, e la rende ancora più potente. La Ross, poi, ha sviluppato il mixer Acuity Ultrix sullo stesso chassis della matrice. Un’idea geniale che ha portato il mixer nello chassis della Ultrix e, inserendo le schede di mix-effect del mixer, la Ultrix non perde nessuna delle sue caratteristiche. Questo ha permesso però, di ottenere un mixer nativo UHD, come quello integrato nel sistema di Cinevideo, che ha 4 mix-effect in UHD, con 90 ingressi e 90 uscite, tutte UHD. Questo credo che sia il mixer più avanzato al mondo. Per due motivi: prima di tutto è un mixer nativo UHD; secondo, è un mixer con 80 ingressi UHD. Significa che un mixer quad-link con la stessa potenzialità, dovrebbe essere un mixer da 320 ingressi, con un’occupazione di spazio ben diversa (non certo le cinque unità della Ultrix), oltre a un costo che lascio immaginare. Inoltre, abbiamo lo chassis del mixer che funge da matrice e le due matrici dialogano tramite tieline. Quindi le due matrici dialogano, sono legate a determinate tieline e alcuni segnali transitano nel livello matrice del mixer, altri solo nel livello della matrice. Questo crea due effetti: mixer e matrice offrono un sistema di matrice ancora più potente di quello della singola matrice e si fanno da backup l’uno con l’altro. Altra caratteristica che c’è quasi sempre nei nostri sistemi 12G è rappresentata anche dal fatto che, a bordo del Waves di Cinevideo, c’è un Carbonite Ultra, un terzo mixer più piccolo in 12G (dotato di 24 ingressi di cui 18 in 12G), che abbiamo inserito perché offre, per il suo prezzo irrilevante nel budget, una quantità di risorse in UHD strepitosa, in termini di numero di chiavi, format converters in ingresso e in uscita, frame synchronizers, conversioni SDR HDR. In definitiva il Carbonite Ultra è utilizzato in impianto come GLUE ma è disponibile anche come mixer di emergenza, offrendo due ME UHD e fino a 18 ingressi UHD. In alto, la pianta e, sotto, una sezione in 3D dell’OB Van Waves di Cinevideo. Da notare la particolare ed originale disposizione e suddivisione delle diverse aree di lavoro.

E in questo caso, con la dashboard, si espandono ulteriormente le potenzialità del sistema?
Certo, con la dashboard (che è il software con cui si configurano e governano tutti gli apparati Ross) si possono creare pannelli custom touchscreen, che controllano più apparati. È come avere un control system dedicato esplicitamente agli apparati Ross, ma soprattutto gratis.

A questo punto, cosa bisogna aspettarsi da Aret nel prossimo futuro?
Nel prossimo futuro, tante cose. Ci stiamo espandendo sotto molti punti di vista. La Coachworx sta cambiando sede, passando in una struttura che è quasi quattro volte più ampia di quella attuale. Abbiamo già fatto gli investimenti per tutta una serie di nuovi macchinari. Ma anche in risorse umane; abbiamo appena integrato due ingegneri meccanici. Dobbiamo assumere due nuovi ingegneri per l’area broadcast. Abbiamo appena assunto un professionista che viene da un broadcaster e che ha delle competenze a livello sistemistico particolarmente interessanti per noi. Quindi rafforziamo significativamente l’area che noi chiamiamo DPS – Delivery Product Specialist, delegata a occuparsi di commissioning e training dei sistemi. Stiamo inoltre sviluppando una serie di manovre commerciali di cui, però, adesso è prematuro parlare.

Articolo precedenteCON WAVES CINEVIDEO CONTINUA A CAVALCARE L’ONDA DEL 12G: INTERVISTA ANDREA BUONOMO
Articolo successivoCON WAVES CINEVIDEO CONTINUA A CAVALCARE L’ONDA 12G 4K