Qual è la storia di Cinevideo?
La Cinevideo nasce nel 1983, fondata da mio padre, che è anche l’amministratore unico dell’Azienda. Ha iniziato il suo lavoro prima come cameraman per la RAI e per alcune TV locali e poi ha deciso di partire con una propria iniziativa, che è quella che oggi è la Cinevideo.

Le tappe fondamentali di questa storia?
Una tappa fondamentale sicuramente è stata quella del ‘97 con la realizzazione del primo OB Van; poi l’ingresso in azienda di mio fratello e, poco dopo, anche del mio. Nel 2006 abbiamo creato un secondo OB Van in alta definizione; nel 2012 ci siamo specializzati nelle riprese ultraslow motion con i nostri sistemi che girano fino a 2000 fotogrammi al secondo.
Sia i sistemi ultraslow che il l’OB Van ci sono stati forniti da Aret. Nel 2017 il primo OB Van 4K HDR, che abbiamo presentato anche all’IBC di Amsterdam. E adesso il nuovo Waves, che è anche il nostro primo OB Van 4K HDR 12G.

Perché avete dato il nome di Waves?
Abbiamo seguito l’onda, come si suol dire. Il primo OB Van si chiamava Dolphin; il secondo l’abbiamo chiamato Waves, seguendo l’onda del 12G, che avevamo intrapreso con Dolphin.

Quali sono state le scelte e, soprattutto, cosa avete chiesto al System integrator Aret?
Siamo partiti da un progetto che si rifaceva in parte all’OB Van Dolphin 7.0, per ricalcare gli spazi che avevamo sfruttato già bene nella precedente versione e per creare, a livello tecnologico, qualcosa di veramente innovativo e che fosse realmente 4K, e non un mezzo 4K adattato, come spesso avviene.

Nel dettaglio questo cosa vuol dire?
Vuol dire che nel 4K tradizionale quad-link bisogna comunque dividere le risorse per 4: quando si vuole lavorare con un mixer video che debba gestire 20 camere 4K, bisogna utilizzare 80 ingressi. Con questa tecnologia che abbiamo scelto su Waves, non abbiamo bisogno di ridurre risorse, né per ciò che riguarda gli ingressi del mixer né per la matrice o per altro, perché gli apparati sono nativi UHD e connessi in single link 12G.

Il potenziale di questo sistema, quindi, a che cosa porta?
Il potenziale di questo mezzo è davvero incredibile. All’interno abbiamo due matrici Ross Ultrix 12G, che sono equipaggiate, la prima, in 12G 150×150, che equivarrebbe a una 600×600 in quad-link; mentre la seconda matrice, che è sempre una Ultrix, connessa al mixer video, è configurata in 80×80, e può gestire 80 ingressi su 80 uscite, all’interno
del mixer video. Questo significa che il mixer video fa anche da matrice, da embedder 12G e de-embedder 12G. E le risorse del mixer sono impressionanti, perché ha 80 ingressi
4K reali, quattro banchi effetti, che possono essere splittati in due, per diventare quindi otto banchi 4K; ogni banco 4K ha fino a sei chiavi con DVE incorporati; il mixer ha inoltre un DVE e ogni banco ha quattro media player fill-key, ovvero otto media player per ogni banco, per un totale di 16 media player per TGA, wipe replay etc., che possono essere utilizzati in 4K.

Perché la scelta del system integrator è caduta sulla Aret?
Con Aret abbiamo iniziato il progetto completo. Grazie anche alla Aret Coachworx, abbiamo creato la carrozzeria; mentre con la stessa Aret Engineering abbiamo realizzato tutta la system integration, il progetto del cablaggio e la messa in funzione del mezzo.

Ma quali sono state le specifiche ragioni che vi hanno portato a scegliere la Aret?
Abbiamo voluto cambiare. la Aret è un’azienda che opera molto, anche a livello  internazionale e abbiamo quindi voluto metterli alla prova su un progetto italiano che ha, però, al suo interno una tecnologia all’avanguardia.

A cosa è dovuta la scelta di Riedel per l’intercom?
È una logica conseguenza, perché avere sui due mezzi gli identici sistemi di intercom è un plus notevole. E poi, con la Riedel, abbiamo implementato la nuova matrice 1024 AES67, che è tutta in IP. Quindi, abbiamo trasformato tutto l’intercom in tecnologia IP.

Avete scelto, oggi, la tecnologia 12G e non la tecnologia IP. Qual è la tua opinione su questo particolare momento di evoluzione tecnologica?

Nel 2017 con il Dolphin abbiamo iniziato con l’introduzione della tecnologia 12G, infatti abbiamo un layer 12G. Allora, erano le prime macchine che avevano ingressi e uscite 12G. Oggi tutti i produttori di macchine hanno apparati che lavorano in 12G. E questo conferma che la scelta che avevamo fatto a suo tempo è stata poi ampiamente confermata dal mercato, perché questa tecnologia è molto più user-friendly dell’IP, che rappresenta un mondo a sé e che richiede delle competenze nuove.

Per la sezione del Replay, invece, avete integrato EVS. Qual è la configurazione che avete adottato?
Abbiamo integrato l’EVS XT VIA. Anche sul Dolphin avevamo già intrapreso la scelta dell’XT VIA, che sono macchine che accettano il 12G e possono lavorare in 4K. Abbiamo, quindi, replicato la configurazione che avevamo sul precedente mezzo. Il Waves porta fino a 20 telecamere 4K e cinque macchine EVS 4K.

Parliamo del guscio e del conforto all’interno del mezzo. Partiamo dalla superficie?
Sono circa 60 metri quadri su un truck tre assi. La dimensione di viaggio è di 12×2,55mt, mentre in modalità operativa abbiamo un’espansione di 15 metri per circa 6 metri di apertura.

Entrando più nel dettaglio della parte meccanica?
Come layout, abbiamo previsto tre aree distinte di lavoro: una parte dedicata alla regia principale, e quindi al feed internazionale; una secondaria dedicata alla regia del feed nazionale, con un suo audio dedicato; infine una terza parte dedicata alla tecnica, con il suo
accesso indipendente, che permette ai tecnici di operare senza dover disturbare nessuna delle due aree produttive.

A questo punto, cosa bisogna aspettarsi dalla Cinevideo in un prossimo futuro?
Non c’è due senza tre. Magari il prossimo sarà anche in IP. Scherzi a parte, abbiamo investito su questa tecnologia UHD, per essere pronti e per dare una risposta al mercato, per dire che Cinevideo c’è e che siamo pronti per affrontare nuove sfide.

Per concludere, le tue considerazioni sulla Aret?
Abbiamo lavorato fianco a fianco con il team di Aret. Nulla da eccepire. Sono dei grandi professionisti che, sicuramente con questo nuovo mezzo, avranno modo di far apprezzare anche in Italia la loro professionalità.

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